GTC55: la mia prima ultra. Quando il cuore si rifiuta di mollare.

54 km. +3.100 m. 11 ore e 39 minuti. E un cuore testardo che non ha mai voluto smettere.

Non so esattamente quando ho deciso di iscrivermi al Gran Trail Courmayeur. So che a un certo punto, guardando la mappa del percorso — Courmayeur, il massiccio del Monte Bianco, le creste, i laghetti alpini — ho pensato: voglio farlo. Poi ho cliccato su “Registrati” e ho smesso di pensarci troppo.

Era una bella idea sulla carta. Mesi dopo, con le gambe distrutte e un sorriso stupido sul viso davanti al banner del GTC, capisco che era molto di più.

La strada verso Courmayeur

Dicono che una gara si vince (o si sopravvive) in allenamento. E io ci ho creduto.

Mesi di martedì e venerdì di corsa, i sabati di verticali, le lunghe domenicali in salita. Ho macinato chilometri al Monte Barro con vista sul lago di Lecco, mi sono arrampicato sul Canto Alto con un amico fidato, ho corso tra i boschi e le mucche su sentieri senza nome. Ho sudato con il mio team di corsa, ho fatto uscite mattutine perfino a Monaco di Baviera, in viaggio con la famiglia — perché quando sei via non smetti di prepararti, cambia solo lo scenario.

Una delle uscite più belle è stata a Valbondione, tra il Rifugio Coca e il Rifugio Curò, con tre amici. Vedere le montagne alte, i laghetti, i sentieri tecnici — uno di quei momenti che ti fanno venire voglia di arrivarci davvero, alla partenza del GTC.

La vigilia: ansia, bagagli e AC/DC

La sera prima della gara ho steso tutto l’equipaggiamento sul pavimento e ho scattato la foto di rito — gel, bastoncini, scarpe Salomon, gilet, guscio impermeabile, calze, cappellino, tutto — e ho scritto una parola sola: Ansia 😬.

Il countdown sul telefono segnava 1 giorno, 14 ore, 31 minuti.

Ero a Courmayeur, in tenda al campeggio. Fuori c’erano migliaia di runner da tutto il mondo — la 14ª edizione del GTC portava in gara oltre 2.000 atleti da 78 nazioni. L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: vibrante, nervosa, bellissima.

Quella notte ho dormito poco. La soundtrack? Ovviamente AC/DC, Are You Ready?

Race day: sole, pioggia, grandine — e montagne immense

Sabato 12 luglio, Courmayeur. La partenza del GTC55 è da Piazza Abbé Henry, nel cuore del paese. Centinaia di runner stretti, pettorale 1275, gambe che tremano per l’emozione più che per il freddo.

Il percorso è brutale nella sua bellezza: 55 km nel massiccio del Monte Bianco, con +3.100 m di dislivello. Si sale, si scende, si risale. Le viste sono mozzafiato — laghi alpini, morene, creste affilate contro il cielo.

Il meteo ha deciso di non semplificare le cose: sole, pioggia, grandine. In montagna non si negozia con il tempo, si affronta. E si va avanti.

Per 11 ore e 39 minuti (10h 32m di movimento effettivo) ho messo un piede davanti all’altro. La frequenza cardiaca media è stata 132 bpm, con picco a 161. Ho bruciato 6.110 calorie, percorso 73.696 passi.

Sono i numeri che racconta il GPS. Quelli che non si misurano li sai solo tu: la voglia di mollare quando le gambe non rispondono, il momento in cui decidi che no, non oggi.

Il traguardo

Quando sono arrivato sotto il banner del GTC, con il numero 1275 sul petto, non ho esultato con un urlo. Ho sorriso.

Uno di quei sorrisi che vengono da soli, che non controlli, che sono la somma di mesi di uscite mattutine, di sveglie alle 5, di domeniche in montagna invece che sul divano.

Sono ufficialmente un ultra runner.

La persona più importante

Posso elencare tutti i chilometri, tutte le salite, tutti gli allenamenti. Ma la cosa più importante da dire è un’altra.

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza mia moglie Paola. Le sveglie mattutine, i fine settimana mancati, la pazienza infinita per questo obiettivo un po’ matto. Grazie, davvero. ❤️

E ora?

Adesso prendo fiato. Poi si torna in pista. On to the next one. 💪


📍 Gran Trail Courmayeur — GTC55 | 12 luglio 2026
📏 54.1 km | ⛰️ +3.100 m | ⏱️ 11h 39m | ❤️ HR avg 132 bpm

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